La "solitudine" del pacemaker.

14/11/2016

Sabato sera mi è arrivata la comunicazione da parte dei responsabili pacemaker che,  il compito di   fare  terminare la Maratona di Ravenna entro le 3h a diversi runner  sarebbe toccata  a me, in quanto, a causa di diversi problemi last second, qualche collega non sarebbe potuto venire e quindi si doveva spostare qualche "pedina".   Gli organizzatori hanno chiesto  la mia   disponibilità di  correre da solo  e   senza la minima esitazione ho accettato  consio del fatto che  quando accetti di essere pacemaker sei al servizio dell'organizazzione e dei colleghi, non esistono top runners o tartarughe, i pacemakers sono un gruppo di runners prima di tutto.

Chiedo scusa ai runners che mi hanno seguito se i primi 7 km ho corso leggermente più veloce  ma conosco il percorso delle Maratona di Ravenna:   ero  consapevole che nel tratto dal 21° al 34° km (e poi anche  lungo  le vie del centro...)  si rischiava di perdere  qualche secondo, i sanpietrini e il fondo scivoloso poi erano  un fattore che molti sottovalutavano  ma che a mio avviso è stato  determinante "temere".

Chiedo scusa se ho cercato di  correre sempre 2/3" più veloce ma sono un essere umano anch'io e sapevo che forse si  sarebbe corso  il "rischio" di un piccolo pit stop per normale sosta "plin plin", essendo da solo bisognava calcolare qualsiasi cosa, bisognava calcolare anche che nonostante io abbia all'attivo più  di 80 maratone e ultramaratone esisteva  sempre il rischio di incorrere in una giornata no e quindi non avrei potuto contare sull'aiuto di qualche collega.  Rispetto e  temo sempre la regina e penso sia fondamentale  fare dei calcoli anche "estremi" quando corri nelle vesti di  pacemaker solitario. Alla fine 2h59 e qualche secondo,  tanti abbracci e tanti runners sotto le 3 ore:  io le chiamo "piccole immense soddisfazioni".

"La solitudine" di una corsa ti regala sempre  tantissime risposte,  ed io corro anche per questo.