New York 2012: una maratona che non ho corso.

03/11/2016

Con il gruppo di "Race to Race" partimmo con la consapevolezza che una volta arrivati avremmo trovato una New York ferita, triste, rallentata e stravolta dalla violenza dell'uragano Sandy. E fu cosi:  infatti la maestosità della grande mela era quasi impercettibile al confronto di quanto fosse palpabile quel senso d' impotenza della popolazione newyorkese: tutto era strano, cupo,  ma allo stesso tempo era anche terribilmente affascinante. Dovevamo correre la maratona più famosa del mondo, ma al sabato pomeriggio  arrivò la notizia che quella maratona non si sarebbe tenuta.  Il rispetto per le vittime e per le persone colpite dell'uragano veniva prima di tutto, si ribadiva che  sarebbe stato troppo dare il via a quell'immenso evento di festa di fronte a tale  devastazione. Dall'altra parte invece c'erano tanti runners provenienti da tutto il mondo "arrabbiati" e  convinti che la decisione fosse già stata presa,  e che  il fatto di far arrivare lo stesso la gente a NewYork fosse stata solo una manovra economica:  a distanza di 4 anni ancora non voglio capire se sia stata una decisione giusta o sbagliata, so solo che per me è stata una vera esperienza di vita. Quando ci comunicarono che la maratona non si sarebbe corsa, dopo i primi minuti di delusione, a mente lucida mi convinsi che probabilmente era giusto cosi: la maratona di New York andava corsa in un clima di festa, la maratona di New York andava corsa insieme ai cittadini della grande mela.  La maratona di New York continua a essere la maratona che non ho corso ma che corro tutti i giorni. E prima o poi sarà anche mia.